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Il ciclo
vaccinale nel cucciolo del cane ha inizio a 6 - 8 settimane circa di età. A cosa
serve la vaccinazione? Il vaccino stimola il sistema immunitario di un animale,
così che il cane alla fine delle vaccinazioni è protetto con anticorpi nei
confronti delle principali malattie. Senza una corretta vaccinazione, il sistema
immunitario di un cane non potrà respingere adeguatamente il virus o batterio e
potrà contrarre la malattia in forma più o meno sintomatica. Il vaccino
eptavalente previene le seguenti malattie: La sterilizzazione delle cagne Noi raccomandiamo l’asportazione delle ovaie dai 6 mesi di età in poi. Può essere importante effettuare l’intervento prima della comparsa del primo calore (che può avvenire in alcuni casi a 6 mesi di età) poiché da alcuni studi è emerso che in questo modo decresce la possibilità di incorrere nel tumore mammario (malattia ad alta incidenza nelle cagne) e si prevengono possibili infezioni o tumori all’utero. Naturalmente lo scopo principale della sterilizzazione è quello di evitare gravidanze indesiderate e di conseguenza assume anche un grande valore nella prevenzione del grave fenomeno del randagismo. L'unico effetto collaterale dell'intervento consiste nel fatto che il cane in qualche caso ha una certa tendenza ad ingrassare, ma con una attenta alimentazione da parte del proprietario e un po' di movimento il cane manterrà il suo peso originale. Da parte dei cacciatori esiste poi il pregiudizio che gli animali operati perdano le loro capacità venatorie ma questo è stato contestato da molti autorevoli studi. Non solo infatti la cagna diviene, in genere, più docile e mansueta ma conserva in pieno le proprie facoltà olfattive e venatorie; per molti addetti ai lavori la cagna castrata rappresenta addirittura il cane da caccia ideale. Non diversamente pensava già Senofonte(430-354 a.C.) che, occupandosi pure di caccia affermò:"se i cani sono castrati cessano di abbandonare il padrone, né diventano peggiori per la caccia e la guardia". L'intervento chirurgico non è di particolare difficoltà: richiede circa un paio di ore, tra tutto, e il cane recupera rapidamente lo stress dell'intervento. indice
Le Vaccinazioni Il ciclo vaccinale nei gatti ha inizio a circa 8 settimane di età. Prima di iniziare con le vaccinazioni è importante che sia effettuato l’esame delle feci del gattino. In molti casi i gattini nascono già con vermi presenti nel tratto gastro-enterico. Dopo l’esame delle feci (che va eseguito al microscopio da un veterinario) sarà possibile identificare le uova dei vermi eventualmente presenti ed effettuare il trattamento più efficace per eliminarli. Solo in seguito è possibile cominciare con il ciclo vaccinale. Le vaccinazioni sono necessarie per proteggere il gattino contro alcune malattie che sarebbero pericolose o mortali: Calicivirus Rinotracheite Infettiva Panleucopenia Virale Clamidiosi Nella Nostra Struttura si effettua il primo intervento a 8 settimane con un vaccino tetravalente (Calicivirus, Panleucopenia, Rinotracheite e Clamidiosi) che viene richiamato dopo 20 giorni. Insieme al secondo richiamo si effettua il Test per ricercare gli anticorpi nei confronti del Virus della Leucemia; in caso di esito negativo si effettua la vaccinazione nei confronti della Leucemia Felina con un richiamo da effettuare dopo 20 giorni. La vaccinazioni vanno effettuate necessariamente tutti gli anni, poiché la copertura vaccinale non è superiore ai 12 mesi: ogni anno bisogna effettuare, in un unico intervento o a distanza di 20 giorni, sia la vaccinazione nei confronti della Leucemia che quella tetravalente. Alimentazione I gattini dovrebbero ricevere 3-4 pasti quotidiani e l’acqua dovrebbe essere sempre disponibile. Si può utilizzare del latte, ma non in quantità eccessive perché potrebbe facilitare episodi di diarrea. Esistono degli alimenti pre-confezionati secchi (croccantini) o umidi che possono essere utilizzati come mangime completo e non necessitano di alcuna integrazione. Importanza della castrazione nel gatto maschio e della sterilizzazione nella gatta. L’asportazione delle ovaie (ovarioisterectomia) e l’asportazione dei testicoli (orchiectomia) rappresentano l’unico realistico metodo di controllo della popolazione degli animali domestici evitando così la barbara abitudine di sopprimere gli animali indesiderati. A parte il problema di sovrappopolazione di animali domestici, sterilizzare un animale maschio e asportare le ovaie a una femmina previene ed elimina molti problemi medici. E’ molto difficile riuscire a dare vitto e alloggio ai gatti maschi a meno che non siano castrati. Quando arrivano a maturità sessuale (circa 7-9 mesi di età) le loro abitudini di vita cambiano radicalmente. Un gatto maschio adulto non- castrato diviene estremamente territoriale. Il suo principale scopo di vita consiste nel pattugliare e difendere il suo territorio che può essere più o meno esteso: anche il giardino di un vostro vicino può essere ritenuto dal vostro gatto come "suo" territorio che difenderà dalla intrusione di altri animali, gatti in particolar modo. Non c’è nulla di più feroce di una lotta tra due gatti maschi non castrati; anche dal punto di vista strettamente economico un gatto intero durante la sua vita dovrà ricorrere molte volte alle cure veterinarie per ferite da morso, ascessi, rogna, micosi; c’è da considerare anche il rischio di finire sotto un’automobile con conseguenze anche mortali per il gatto e soprattutto la possibilità di infettarsi, durante le lotte con altri gatti, con la FIV e FeLV, le due temutissime malattie feline, peraltro estremamente diffuse nella zona della Garfagnana. I Gatti maschi interi hanno spesso l’abitudine di marcare il territorio (anche domestico!!) cioè spruzzano urina sugli angoli della casa, sui divani etc. Questo comportamento istintivo, che può rendere impossibile la convivenza del gatto in casa, può essere validamente inibito con la castrazione. L’intervento chirurgico che consiste nell’asportazione dei testicoli, viene eseguito in anestesia totale e sarebbe bene effettuarlo intorno ai 5 – 6 mesi di età poiché non sortisce alcun effetto sulla crescita del gatto. La gatta adulta intera è un vera e propria macchina sforna-cuccioli. Infatti è feconda già al primo calore (intorno ai 6 –8 mesi), dopo 60 giorni di gravidanza sforna dai 3 ai 7 gattini; e dopo 20 – 40 giorni è già pronta per una nuova cucciolata. Addirittura se la gatta rimane senza gattini subito dopo il parto, per motivi naturali o per soppressione della cucciolata (evento purtroppo molto frequente in Garfagnana), può andare in calore anche dopo soli 6 – 7 giorni!! Quando la vostra gattina andrà in calore non sarà difficile rendersene conto: diverrà estremamente affettuosa, vuole essere accarezzata, si rotola sul pavimento, miagola incessantemente ed effettua vocalizzi diurni e notturni. Anche i vicini di casa faranno commenti sulla serenata musicale e notturna compiuta dalla grande varietà di gatti maschi che pattuglieranno la casa. L’intervento chirurgico che consiste nell’asportazione delle ovaie, viene eseguito in anestesia generale e si può effettuare a partire dai 6 - 8 mesi di età; in realtà numerosi studi hanno dimostrato che la castrazione delle gatte prima del primo calore (cioè prima dei 6 mesi d’età) riduce significativamente l’incidenza dell’adeno-carcinoma mammario negli anni successivi. Altri metodi come iniezioni, gocce e compresse per sopprimere i calori possono rivelarsi altamente nocivi per la salute della gatta. indice
L’agente eziologico della filariosi cardio-polmonare del cane e' un parassita (Dirofilaria immitis). La malattia è presente ormai da diversi anni sul territorio nazionale e ha la particolarità di essere trasmessa, da un cane malato ad uno sano, semplicemente mediante la puntura di una zanzara. Il parassita da adulto vive all'interno del cuore, mentre nella sua forma giovanile (microfilaria) è presente in tutto il torrente circolatorio.
Il contagio
avviene così: una zanzara punge un cane che ospita filarie, le larve vengono
aspirate tramite l'apparato buccale e si sviluppano all'interno delle sue
ghiandole salivari acquistando la capacità di infestare un altro cane nel
momento in cui la zanzara andrà a pungerlo. Quindi le larve entrano in un altro
cane e qui ricominciano a migrare andando prima nel tessuto sottocutaneo (dove
matureranno in forme giovanili) e poi verso il cuore dove si stabiliranno
permanentemente e dove, una volta adulte, si riprodurranno producendo nuove
larve ricominciando cosi un nuovo ciclo. La filariosi cardio-polmonare è una
malattia subdola ed inizialmente senza sintomi, poiché i danni che il cuore
subisce a causa della presenza dei vermi al suo interno sono graduali e
progressivi nel tempo, infatti in molti casi non vengono notati se non quando la
malattia è già in stadio avanzato. I segni più comuni di questa malattia sono
debolezza, difficoltà respiratoria, affaticabilità, tosse, perdita di peso e di
appetito; il proprietario dell'animale si accorgerà più facilmente del
comportamento anormale del soggetto se si tratta di un cane da caccia o comunque
sportivo, proprio perché noterà un facile affaticamento e una tendenza a tossire
sotto sforzo. Nei cani da compagnia o in quelli che comunque fanno poco
movimento i sintomi possono non essere notati anche per 2 o 3 anni e in questo
periodo i soggetti colpiti funzionano come dei serbatoi di infestazione per gli
altri; stesso discorso vale naturalmente per i cani selvatici che saranno dei
serbatoi a vita. La filariosi cardio-polmonare non è una malattia inguaribile,
dal momento che esiste una cura per eliminare i parassiti adulti, ma, se le
filarie sono rimaste nel cuore per tempi molto lunghi, il cane resterà
cardiopatico per sempre, poiché i danni procurati alle valvole e alle pareti del
cuore stesso sono irreversibili. La diagnosi scaturisce innanzitutto dalla
sintomatologia, dalla zona di provenienza del cane e soprattutto dal test su
sangue o siero che evidenzi la presenza di anticorpi nei confronti della
Filaria. La Filariosi nell'uomoLa Filariosi sta assumendo una certa importanza negli ultimi anni poiché si è scoperto che è una zoonosi; è stato accertato che nelle zone endemiche la malattia può colpire anche l'uomo benché con quadri clinici sensibilmente diversi da quelli osservabili nel cane e nel gatto.Nell'uomo infatti la malattia ha generalmente un andamento subclinico e nella stragrande maggioranza dei pazienti è addirittura asintomatica. Le lesioni nodulari che si riscontrano sono causate dalle forme immature di filaria che non riescono a raggiungere la maturità per cui non sono presenti gli adulti nel cuore né è presente microfilariemia come per gli animali. Esistono due forme cliniche:
Va sottolineato che in entrambi i casi le lesioni presenti fanno ragionevolmente sospettare un problema tumorale per cui se ne consiglia l'immediata escissione per eseguire in un secondo momento l'esame istologico. Il medico dovrebbe sempre tener presente l'eventualità della filariosi prima di intraprendere l'intervento chirurgico poiché nel caso di asportazione chirurgica di un nodulo polmonare trattasi di un intervento fortemente invasivo. indice
In questi ultimi anni si è registrato in Italia un preoccupante aumento della popolazione canina infestata da un temibile parassita endocellulare: la Leishmania. Questa parassitosi è veicolata quasi esclusivamente dal morso di un insetto ematofago, appartenete al genere Phlebotomus, comunemente denominato Pappataceo, di aspetto simile ad una zanzara molto piccola di 2-3 mm. La malattia era confinata fino a pochi anni fa al Sud-Italia e alle isole, ma negli ultimi anni si è estesa in pratica a tutto il centro Italia (Toscana compresa) e si sta affacciando alle regioni del Nord. La situazione è abbastanza preoccupante poiché la Leishmaniosi è una zoonosi cioè una malattia trasmissibile anche all’uomo nel quale può provocare una grave patologia viscerale e forme muco-cutanee più o meno rilevanti. La Garfagnana, anche nei confronti di questa malattia, può considerarsi un’isola felice, in quanto la malattia è praticamente assente nei cani autoctoni, ed è stata diagnosticata in qualche raro caso in cani provenienti da zone dove la malattia è endemica.
Il
parassita presente nella saliva dell’insetto ematofago in forma larvale (promastigote),
penetra nel sangue dell’ospite vertebrato attraverso la puntura dell’insetto;
raggiunto il circolo sanguigno viene inglobato dai macrofagi (cellule presenti
nel torrente sanguigno deputate ad eliminare agenti estranei) dove riesce a
replicarsi, a indurre la lisi del macrofago e la successiva liberazione di altre
forme larvali nel sangue (amastigoti); questi amastigoti liberi nel torrente
sanguigno sono pronti, attraverso il successivo pasto di sangue di un altro
flebotomo, per cominciare un altro ciclo in un altro cane. Il periodo d’incubazione può variare da 1 mese sino a 3 anni e oltre. L’età dei soggetti colpiti varia da uno a undici anni, con una percentuale maggiore dei cani di età compresa tra i 4 e i 6 anni. La sintomatologia è molto varia e il decorso è normalmente subacuto-cronico. E’ stata rilevata anche una rara forma acuta della Leishmaniosi che colpisce i cani giovani ed è accompagnata da febbre alta, tremori diffusi, con esito fatale dopo pochi giorni. I primi sintomi classici dell’infezione sono dati da una perdita di vivacità del cane, dimagrimento, facile affaticamento, aspetto emaciato, atrofia delle masse muscolari con maggiore evidenza dei rilievi ossei, soprattutto a livello di bacino, articolazioni e testa. Inoltre possono essere presenti, ma meno frequentemente: una modesta febbre remittente, vomito, diarrea, zoppia (dovuta ad artriti prevalentemente articolari), sete intensa e poliuria ( in caso di danno renale), epistassi, fotofobia e cecità. A livello della pelle si può avere una alopecia diffusa con cute ispessita e paracheratosica. A volte si ha solo una forte desquamazione furfuracea, di aspetto amiantaceo refrattaria ad ogni trattamento. Nel 30 % dei soggetti colpiti sono presenti delle ulcere cutanee, soprattutto a livello delle zampe, del muso e delle orecchie. In queste piaghe di aspetto crateriforme è possibile isolare la Leishmania.Un segno molto probante di malattia, quando è presente, è l’onicogrifosi (allungamento delle unghie), dovuto allo stato di flogosi della matrice ungueale.
Un aiuto alla diagnosi clinica, senza dover ricorrere ad esami specifici, può esserci dato da un profilo generale ematologico. La diminuzione degli eritrociti e nel 50% dei casi delle piastrine, l’aumento della VES, e l’aumento delle proteine totali con aumento delle gammaglobuline e diminuzione delle albumine( valutazione del tracciato elettroforetico), sono dati costanti in corso di Leishmaniosi. Nelle urine si rileverà la presenza di proteinuria più o meno marcata. In caso di elevato danno renale si noterà un aumento della creatininemia e della azotemia sierica. Ma per una diagnosi definitiva, occorre senza dubbio avvalersi degli esami che mirano alla ricerca diretta della Leishmania o dei suoi antigeni (puntato linfonodale). La
Leishmaniosi canina è una patologia di difficile soluzione. Mentre in campo
umano, per fortuna, la terapia porta ad una percentuale di guarigione completa
di circa il 96 % dei casi, nei nostri amici animali purtroppo tale percentuale
scende drasticamente. Spesso si confonde una guarigione clinica (regressione di
tutti i sintomi, in cui il parassita rimane latente nell’organismo) con la
guarigione completa (negativizzazione dei test sierologici ) e costanti sono le
ricadute della malattia in forme sempre più gravi e refrattarie ai trattamenti.
Se la malattia viene diagnosticata all’inizio, quando non sussiste una
sintomatologia conclamata e il soggetto ha un'età inferiore ai due anni, con
un’opportuna cura, la percentuale di guarigione può anche essere intorno al 40%.
Con l’avanzare dell’età, ma soprattutto con la Leishmaniosi in stato avanzato
(manifestazione della sintomatologia tipica) questa percentuale scende
variabilmente a secondo dei soggetti dal 5 al 15% . Alcuni ricercatori
addirittura, sostengono che la guarigione completa costituisce un evento
rarissimo.
La Malattia di Lyme è una grave malattia in grado di indurre seri problemi al cane. E’ una malattia la cui frequenza è in aumento anche nell’uomo: di anno in anno i casi di questa malattia si moltiplicano specialmente negli USA (16.461 casi nell’uomo nel 1996). Quello che preoccupa è che l'Incidenza nei cani può essere da 6 a 10 volte più alta che nell’uomo. La malattia è diffusa anche in Europa; in Italia sono migliaia i casi diagnosticati nell’uomo. Risposte ad alcune Domande Critiche sulla Malattia di Lyme ed i rischi per il Suo Cane Cosa è malattia di Lyme? La malattia di Lyme, o Borreliosi, è una malattia batterica trasmessa dalle zecche che riguarda sia l’uomo sia il cane. Il primo caso riconosciuto nell’uomo risale al 1975 mentre la prima diagnosi nel cane risale al 1984 (in entrambi i casi in USA). La malattia si è largamente diffusa in seguito negli Stati Uniti ed in molti casi è stata letale per l'uomo. L'agente eziologico è la Borrelia Burgdorferi, un batterio Gram- della famiglia delle Spirocheta.. Come viene trasmessa la malattia di Lyme? Il vettore della malattia in Italia è la zecca del genere Ixodes Ricinus. Le zecche si alimentano con il pasto di sangue effettuato su vari ospiti. Quando una zecca infetta da Borrelia effettua un pasto di sangue su un individuo sano, il batterio viene trasferito al sangue dell'ospite. Perchè la malattia di Lyme sta diffondendo così rapidamente? Recenti studi hanno dimostrato il ruolo degli uccelli migratori nel facilitare la diffusione delle zecche infette. Cani e altri animali selvatici che frequentano zone agricole infette fungono in pratica da serbatoi della malattia e possono far approdare la malattia nelle zone urbane. I Cani che viaggiano col loro proprietario possono diffondere le zecche in luoghi molto più distanti. Le aree boschive isolate dove spesso si effettuano picnic sono gli ambienti naturali per le zecche ed i batteri responsabili della malattia di Lyme. Quali sono i sintomi della malattia di Lyme nel cane? Alla visita clinica si possono riscontrare: artrite, improvviso dolore sulla zona della puntura, zoppia, febbre, letargia, perdita di appetito, depressione. Come si diagnostica la malattia di Lyme? Di fronte ad una cane con zoppia, febbre, astenia e anoressia, con una lesione da puntura da zecca bisogna ipotizzare che si tratta di malattia di Lyme ed in quel caso si possono effettuare dei prelievi di sangue che ricercheranno gli anticorpi nei confronti della Borrelia. Quale tipo di cura si effettua nei confronti della malattia di Lyme nel cane? Si possono usare degli antibiotici ad ampio spettro, antidolorifici ed antipiretici, ma deve essere il veterinario a decidere il tipo di terapia in base alla sintomatologia. Che pericolo corre il mio cane in Garfagnana? La malattia in Garfagnana ed in generale in provincia di Lucca non risulta ancora diagnosticata, per cui la probabilità che un cane residente in zona possa incorrere in questa malattia è minima per adesso. Il discorso cambia per cani che si muovono fuori provincia o che vanno a caccia all’estero. Prima o poi saranno loro stessi a favorire la diffusione di questa malattia il provincia. Cosa posso fare per proteggere il mio animale domestico dalla malattia di Lyme? - Chieda al Suo veterinario se è il caso di effettuare la vaccinazione del suo cane nei confronti della malattia di Lyme. - Tratti il Suo recinto con un prodotto contro le zecche consigliato dal suo veterinario. - Spazzoli il Suo cane dopo ogni passeggiata all’aperto e nei campi. - Effettui regolarmente dei trattamenti preventivi contro le zecche (solamente quelli consigliati dal suo veterinario) indice
Le Domande più frequenti dei clienti sul Virus della Immunodeficienza Felina (FIV) Che cosa è la FIV? Il Virus dell’ Immunodeficienza felina (FIV) è un Virus felino equivalente al Virus dell’Immunodeficienza umano (HIV). Così come avviene nell’uomo infettato da HIV, i gatti infettati con FIV avranno una ridotta capacità di opporsi alle infezioni a causa di un danno al sistema immunitario, e svilupperanno facilmente una serie di malattie che potrebbero portare il gatto alla morte. Posso infettarmi dalla FIV del mio gatto? Il virus della FIV non può infettare l’uomo. Come può il mio gatto contrarre l’infezione FIV? I gatti si infettano più comunemente attraverso le ferite da morso in quanto il virus è presente nella saliva di un gatto infetto. Il virus della FIV di solito non viene trasmesso dalla madre ai gattini durante la gravidanza o il parto, né può avvenire il contagio attraverso il rapporto sessuale sebbene durante il rapporto tra due gatti è possibile che ci possano essere delle ferite. Quali sono i gatti a rischio? Le probabilità di contrarre la FIV aumentano con l’età. I gatti maschi adulti, liberi di muoversi, e i gatti non domestici sono i gruppi a rischio più alto di infezione FIV perché si crea una territorialità con conseguenti lotte con altri gatti e possibilità di contrarre l’infezione. Quanto è diffusa la FIV? La situazione Italiana è in evoluzione poiché la malattia si sta diffondendo. Attualmente non vi sono studi e statistiche aggiornate sulla situazione nazionale. Certo è che vi sono delle zone in cui la malattia è fortemente presente sul territorio e zone in cui la malattia non è stata ancora segnalata. Nella provincia di Lucca e soprattutto in Garfagnana la malattia è molto diffusa tra i gatti maschi non castrati domestici e non. Può il gatto guarire dalla FIV? Sfortunatamente, il gatto contrae l’infezione e rimane sieropositivo per tutto il resto della vita, in seguito manifesta la sintomatologia, ma la malattia è incurabile. Come per l’AIDS dell’uomo, la prevenzione è l'unico modo per evitare il contagio, e allo stesso modo nessun vaccino è attualmente disponibile. Posso proteggere il mio gatto dalla FIV? Sì. Il modo più sicuro per proteggere il suo gatto è tenerlo in casa per evitare un potenziale contatto con altro gatti infetti. Inoltre i gatti maschi possono essere castrati. L’intervento di orchiectomia riduce il loro istinto di territorialità e di conseguenza le lotte. Quali sono i sintomi dell’infezione da FIV? I gatti possono rimanere ragionevolmente sani dopo l’infezione per diverso tempo. Lei al momento non potrà solo sospettare che il suo gatto sia stato infettato. I gatti infetti con FIV mostreranno comunque prima o poi una serie di sintomi: · Letargia · Diminuzione dell’appetito e perdita del peso · Gengivite e stomatite · Risentimento linfonodale · Diarrea persistente · Infezioni respiratorie, urinarie e della pelle spesso refrattarie a trattamenti antibiotici. Come posso sapere se il mio gatto ha la FIV? Il vostro veterinario dopo aver esaminato la storia del gatto e dopo una approfondita visita clinica farà un prelievo di sangue per effettuare un Test anticorpale che risulterà positivo o negativo. Per esempio, un gatto maschio adulto frequentemente ammalato dovrebbe essere sottoposto ad un prelievo di sangue avendo una probabilità alta di essere infetto dalla FIV. L'unico modo per diagnosticare definitivamente la FIV è eseguire il test che ricerca gli anticorpi nei confronti del virus. indice
L’Infezione da Virus della Leucemia Felina (FeLV) Il Virus
della Leucemia Felina (FeLV) può causare una serie di malattie e alla lunga
portare alla morte il gatto. Il contagio tra un gatto infetto ed un gatto sano
avviene primariamente attraverso il contatto naso - naso o attraverso la saliva
infetta. Questa è un’evenienza molto probabile durante le lotte che avvengono
tra gatti selvatici e non o durante l’accoppiamento; urina contaminata, sangue,
e feci sono ulteriori fonti di infezione. Il virus può attraversare la placenta
ed infettare i gattini mentre sono ancora nell'utero della madre o in seguito
durante l’allattamento. L’Ambulatorio
Veterinario GEA è attrezzato per effettuare la diagnosi della FeLV.
Fip Peritonite Infettiva Felina La Peritonite
Infettiva Felina è una malattia virale causata da un Coronavirus.
Vengono colpiti soprattutto gatti relativamente giovani (al di sotto di 4 anni)
e maggiormente colpite sono le colonie di gatti selvatici o allevamenti di gatti
ove la malattia può assumere maggiore diffusione. La
malattia è estremamente grave per i soggetti colpiti in quanto porta alla morte
il gatto nella stragrande maggioranza dei casi. Il decorso è caratterizzato da
progressiva debilitazione, anoressia, depressione, febbre a volte refrattaria
agli antibiotici, perdita di peso, disidratazione ed anemia. Questi sintomi sono
comuni alle due forme:
Dermato-micosi(Tigna)Tra le zoonosi che gli animali domestici con maggiore frequenza possono trasmettere all’uomo, senz’altro la dermato-micosi è quella più rappresentata. Quando si notano delle zone ben localizzate e tondeggianti prive di pelo bisogna sempre sospettare sia nel cane che nel gatto che possa trattarsi di una micosi e ovviamente bisogna rivolgersi al veterinario di fiducia per una corretta diagnosi. E’ una malattia localizzata unicamente alla base del pelo, generalmente non sono evidenti lesioni della cute (come croste o pustole) ed è quasi del tutto assente il prurito. Per la diagnosi il veterinario terrà in considerazione una serie di elementi di varia natura:
Le micosi
comportano un trattamento specifico e la loro prognosi è generalmente buona.
Talora nel caso di forme generalizzate o recidive frequenti si può avanzare il
sospetto che possano essere concomitanti affezioni generalizzate di altra
natura, malattie immunodepressive (FIV), trattamenti prolungati con
corticosteroidi, etc, che possono provocare una forma dermatofitica,
caratterizzata da una prognosi non favorevole. I trattamenti terapeutici devono
essere orientati ad arrestare l'estensione del processo , ad evitare la
diffusione ad altri animali ed allo stesso proprietario, ad impedire la
sopravvivenza del micete nell'ambiente esterno. Esistono in commercio diversi
farmaci antimicotici ad azione fungicida, fungicida e/ fungistatica a seconda
del dosaggio impiegato e solo fungistatici; si possono effettuare solo
trattamenti locali con lozioni o creme, ma in molti casi alla terapia locale
bisogna affiancare quella generale con farmaci da prendere per os per almeno 4
settimane. Lesione da Miscrosporum G. nell'uomo
. La malattia nell'uomo causa delle lesioni solamente negli strati più esterni della cute e nei capelli. Generalmente la classica lesione da "tigna" è rappresentata da una macchia rotonda a volte pruriginosa, rosacea al centro e più chiara alla periferia, nei capelli saranno presenti zone alopeciche ben circoscritte, tondeggianti con i capelli si "sfilacciano" con estrema facilità. Solamente nell'uomo affetto da problemi di immunodeficienza la malattia può generalizzare dando quadri clinici più gravi. indice
IdatidosiL'Idatidosi è una delle zoonosi più temute ed è sostenuta dalle forme larvali dell’Echinococcus granulosus granulosus, un parassita, molto piccolo, circa 2-5 mm di lunghezza, che può essere presente nell'intestino dei canidi. Il canide parassitato spesso può non presentare alcun sintomo. Adulto diEchinococcusgranulosus
La malattia può
evolvere con quadri clinici preoccupanti nell'uomo, specialmente se non viene
diagnosticata in tempi ragionevoli. Infatti, le uova del parassita, se ingerite
da ospiti recettivi come le pecore, i bovini, i caprini, i suini e l'uomo, si
schiudono nell'intestino maturando a forme larvali che per via ematica
raggiungono il fegato e il polmone. In queste sedi le larve incominciano a
svilupparsi molto lentamente formando cisti (cisti idatidee) che
raggiungono in qualche anno un diametro di diversi centimetri. Gli erbivori si
infestano brucando l'erba sui pascoli ove usualmente defecano canidi parassitati
mentre l'uomo, la maggior parte delle volte, si infesta mangiando verdure ed
insalate crude coltivate in terreni ove hanno defecato cani portatori del
parassita. Il cane non si infesta ingerendo le uova del parassita ma soltanto
ingerendo gli organi parassitati dalle cisti idatidee all’interno delle quali vi
sono numerosissimi protoscolici che rappresentano le forme infestanti per
il cane.
La Malattia da graffio nel gattoLa malattia da graffio del gatto è una zoonosi emergente ed ubiquitaria segnalata per la prima volta nell’uomo negli anni 30 ma la cui eziologia è stata definitivamente chiarita solo agli inizi degli anni ‘90. Gli agenti responsabili di questa malattia nell’uomo sono Afipia felis e soprattutto Bartonella henselae (95% dei casi) non si esclude comunque che possano essere coinvolte altre specie di Bartonella. Malattia nell’uomo La trasmissione
della malattia all’uomo avviene attraverso il graffio o il morso del gatto.La
forma clinica più frequente, che sembra colpire soprattuttto i ragazzi,
esordisce spesso con febbre e profonda astenia circa 1-2 settimane dopo l’evento
ed è caratterizzata da forme locali (cutanee e linfonodali talvolta a carattere
suppurativo). In qualche raro caso è possibile avere una forma sistemica
complicata a carattere granulomatoso soprattutto a carico del fegato, della
milza nonché dei linfonodi del mediastino e che può assumere particolare gravità
nei pazienti immunocompromessi (pazienti HIV-positivi, organotrapiantati,
pazienti sottoposti a terapie anti-neoplastiche, ecc.). Infezione nel gatto Il gatto di
solito non manifesta alcun sintomo di malattia ed appare come tipico portatore
sano dell'infezione potendo albergare Bartonella henselae per parecchi
mesi o anni nel torrente circolatorio in completa assenza di sintomi clinici;
sono stati tuttavia descritti quadri di linfoadenite in soggetti batteriemici.
Il batterio risulta localizzato soprattutto nel torrente circolatorio associato
ai globuli rossi e talora all’interno dei macrofagi e, di fatto, le difese
immunitarie del gatto hanno difficoltà ad eliminare il microrganismo. Sono stati
osservati gatti batteriemici anche per 2 anni ma non si può escludere che tale
periodo possa protrarsi oltre.
Le
pulci
La rabbia è senza dubbio la zoonosi più temuta. La malattia, infatti, causa nell'uomo una encefalite che è mortale nel 90-100% dei casi se non diagnosticata e trattata in tempi rapidi. L'incidenza della rabbia nell'uomo per fortuna è in calo in tutto il mondo e sono parecchi i paesi classificati come indenni da rabbia. In Italia la Sardegna e la Sicilia sono zone indenni per cui, a norma di legge, qualsiasi cane o gatto che sbarca su queste isole dovrebbe essere stato vaccinato almeno 1 mese prima dal medico veterinario e dovrebbe essere scortato da un certificato sanitario rilasciato dall'Asl di residenza. Gli animali maggiormente coinvolti sono i canidi domestici e soprattutto selvatici (si parla di rabbia silvestre in cui è massimalmente coinvolta la volpe), i felini domestici e non ed animali selvatici in generale (moffetta, pipistrello etc.). La rabbia viene trasmessa attraverso la saliva con una profonda ferita da morso; il virus penetra nel tessuto nervoso periferico e attraverso i nervi periferici arriva al cervello ed ad altri tessuti tra cui le ghiandole salivari. Il periodo di incubazione può durare dalle due alle otto settimane, ma già dopo 10 giorni (quindi prima ancora di vedere i primi sintomi) il virus viene eliminato con la saliva. Il decorso clinico è diviso in tre fasi: - la fase prodromica che può passare quasi inosservata - in qualche caso vi è un cambiamento comportamentale, ipertermia ed autotraumatismi nella sede del morso; - la fase furiosa in cui sono evidenti irritabilità, irrequietezza, aggressività. Il cane abbaia, attacca oggetti inanimati, vaga senza spiegazione ed in qualche caso può essere presente atassia, disorientamento e convulsioni; - la fase paralitica in cui vi sono segni progressivi di paralisi ascendente degli arti, laringea con modificazioni dell'abbaio nel cane, scialorrea, disfagia. Seguono depressione del sensorio coma e morte nel giro di 3-7 giorni dall'insorgenza dei segni clinici. La malattia
nell'uomo ha un andamento similare; da alcuni studi è emerso che circa il 15%
degli uomini non trattati dopo il morso di un animale riconosciuto rabido sono
risultati infetti. In caso di morso accidentale da parte di un animale è
raccomandata una pulizia vigorosa della ferita (magari con etanolo che è un
rabicida). Poi a seconda delle circostanze si può decidere se intraprendere una
profilassi innanzitutto anti-tetanica (ricordiamo che il rischio di tetano è
verosimilmente molto più realistico) poi eventualmente antirabica. Gli uomini
precedentemente vaccinati ricevono due dosi di vaccino 1 subito e l'altra dopo
tre giorni, mentre quelli non vaccinati ricevono immediatamente le
immunoglobuline e la prima dose di vaccino poi altre quattro dosi di vaccino nei
giorni seguenti.
Tra le possibili zoonosi che
i nostri piccoli animali domestici potrebbero veicolare all'uomo, bisogna
senz'altro annoverare la "sindrome da larva migrans" causata da alcuni vermi
(soprattutto ascaridi ed ancilostomi) presenti nell'apparato gastroenterico di
cani e gatti. Precisiamo subito che l'ingestione di uova di parassiti (presenti
nel materiale fecale dei mammiferi) è da ritenersi una eventualità veramente
rara; tuttavia nella popolazione infantile è un rischio da prendere in
considerazione poiché questa malattia ha una certa incidenza soprattutto tra i
bimbi che accidentalmente possono ingerire le uova di questi vermi. Ricordiamo
che i cuccioli di cani e gatti facilmente presentano infestazioni da nematodi
(vermi tondi) poiché il ciclo vitale di questi parassiti prevede il passaggio al
feto attraverso la placenta (Toxocara spp.) o tramite il latte della
mamma (Ancilostoma spp. e Toxocara spp.); di conseguenza se una cagna
ospita dei vermi nell'intestino i suoi cuccioli nasceranno già infestati da
questi parassiti ed elimineranno nell'ambiente un gran numero di uova e forme
larvali che potranno essere subito contaminanti per altri esseri viventi.
La
Malattia nell'uomo Naturalmente il problema "larva migrans" nell'uomo si può tenere facilmente sotto controllo adottando delle semplici misure di igiene generale e soprattutto eliminando i parassiti dei nostri animali presenti in casa. indice
La toxoplasmosi è un infestione
protozoaria diffusa in tutto il mondo in miliardi di persone causata dal
Toxoplasma Gondii (il protozoo è un parassita microscopico e per questo
motivo si parla di infestione e non di infezione).
Nella stragrande maggioranza dei
casi nell’uomo la malattia è asintomatica, nel senso che normalmente non ci si
accorge neanche di essere stati infestati; solo in qualche caso, specialmente in
pazienti immunodepressi, la malattia può presentarsi in modo più preoccupante. Il Gatto Il ruolo del gatto nella
diffusione della malattia è fondamentale, nel senso che in natura i felini sono
gli unici che eliminano le oocisti - forme larvali infestanti e molto resistenti
nell’ambiente (benché è stato calcolato che solo il 2% dei gatti elimina oocisti
nelle sua vita). Non per questo bisogna demonizzare la presenza del gatto in
casa quand’anche ci sia in corso una gravidanza a rischio (nel senso di gestante
siero-negativa) come molto spesso avviene da parte dei medici ginecologici. Prevenzione E' importante quindi un programma di diagnosi e screening che consenta l'identificazione pre-concezionale o nelle prime settimane di gravidanza delle donne che non hanno contratto la malattia; quelle che l'hanno contratta infatti sono immuni e non necessitano di ulteriori controlli. Sono indicati test ematici per la ricerca degli anticorpi (immunoglobuline -Ig) anti Toxoplasma. Nello schema seguente riportiamo l'interpretazione dei possibili risultati: Infezione già avvenuta (soggetto immune) IgG positive IgM negative Infezione mai avvenuta (soggetto non immune) IgG negative IgM negative Infezione in atto (di recente insorgenza) IgG negative IgM positive A tal fine le vecchie massaie
"consigliavano" alle bimbe di stare tra i gatti; in effetti un’eventuale forma
asintomatica di toxoplasmosi giovanile fa sì che l’organismo produca gli
anticorpi e sia protetto tutta la vita anche in funzione di una futura
gravidanza. - cuocere bene la carne in modo che la temperatura al centro non sia inferiore a 70°c; - utilizzare carni o verdure congelate infatti il congelamento a -15°c per più di tre distrugge il parassita; - evitare gli insaccati: infatti l'affumicamento, l'essiccazione e la salatura se ben effettuati distruggerebbero le oocisti, ma non sempre è possibile determinare il tempo di stagionatura e il tipo di lavorazione subita da un salume, per cui per prudenza si sconsiglia di mangiare insaccati durante la gravidanza (al limite prosciutto cotto o mortadella che dovrebbero essere stati trattati con alte temperature) - lavare bene mani, superfici e utensili dopo avere manipolato carni crude; - lavare scrupolosamente o "sbucciare" le verdure e gli ortaggi; - usare guanti nel maneggiare la vaschetta del gatto, che comunque deve essere pulita giornalmente per evitare la "sporulazione" delle oocisti; meglio ancora se queste "manovre" vengano eseguite dal marito. - evitare di dare carni crude al gatto cercando di limitare i movimenti dello stesso al di fuori dell’ambiente domestico. - evitare lavori di giardinaggio o prendere scrupolose precauzioni (guanti etc.). - infine - importantissimo - effettuare mensilmente il Toxo-test per intervenire precocemente in caso di avvenuta infestione e ridurre al minimo i danni fetali. Conclusione In definitiva il
prudente contatto con il gatto domestico non è da considerare affatto
pericoloso, in particolare da numerosi studi è stato dimostrato che i peli non
sono veicolo di infezione, bisogna soltanto stare lontani dalle feci del gatto. Oocisti di Toxoplasmaal microscopio
Zecche
Le zecche sono Artropodi (non sono insetti ma grossi Acari) parassiti esterni obbligati di numerosi animali compreso l’uomo. Sono ematofagi in tutti i loro stadi di sviluppo. Il ciclo comprende 3 stadi larva-ninfa-adulto. Dall’uovo sguscia una larva (che possiede solo 3 paia di zampe) che per svilupparsi nello stadio successivo, quello di ninfa (4 paia di zampe), deve necessariamente fare un pasto di sangue ed ugualmente la ninfa, per passare allo stadio adulto (maschio o femmina), deve assumere altro sangue. Solo i maschi adulti di alcune specie non pungono, mentre tutte le femmine non possono deporre le loro uova se non si cibano.
Le zecche hanno una grande resistenza all’attesa del pasto, mesi ed in alcuni casi anche anni. Gli ospiti su cui si possono cibare sono numerosissimi e spesso non esiste una specificità parassitaria, o meglio pur avendo delle preferenze nella scelta della specie da attaccare (mammiferi, uccelli, rettili, ecc.) hanno una elevata capacità di adattarsi e quindi cibarsi sul primo ospite disponibile. Il loro ruolo patogeno nei confronti degli animali domestici e da reddito, nonché dell’uomo, è molto importante. Molti sono i microrganismi patogeni trasmessi dalle zecche fra protozoi, batteri, rickettsie e virus.
LE FAMIGLIE Le zecche (sottoclasse Acari, ordine Ixodida) sono suddivise in 2 famiglie: Argasidae (circa 90 specie) ed Ixodidae (circa 680 specie). La differenza morfologica principale fra le due famiglie sono gli scudi chitinizzati, cioè rigidi, che rivestono il corpo di degli Ixodidi mentre mancano negli Argasidi i quali presentano un aspetto esteriore cuoioso. Le principali differenze nella biologia fra Argasidi è Ixodidi sono sintetizzabili nella scelta degli ospiti in quanto le zecche molli sono in genere parassite di uccelli mentre le zecche dure attaccano mammiferi, uccelli, ecc., e nella modalità di assumere il sangue, le zecche molli (ad eccezione delle larve) in genere effettuano pasti di breve durata (da pochi minuti a qualche ora) mentre le zecche dure possono rimanere infisse con il loro apparato boccale nella cute degli ospiti anche per alcuni giorni. Le zecche dure effettuano solo tre pasti nel corso della loro vita, nel passaggio da uno stadio all’altro ed alla deposizione delle uova; le zecche molli hanno stadi intermedi di ninfa (che possono essere fino a 4) in corrispondenza di ciascuno dei quali effettuano pasti di sangue che si aggiungono a quelli della larva e dell’adulto. Fra le altre differenze si ricorda solo il numero di uova prodotte che negli Argasidi è in genere limitato a non oltre 200, mentre le femmine degli Ixodidi, pur variando a seconda della specie, depongono alcune migliaia di uova, fino a casi eccezionale di 12.000.
LE ZECCHE MOLLI La zecca molle più nota in Italia è Argas reflexus, la comune zecca del piccione. A.reflexus è nota per le infestazioni riscontrate nei centri storici cittadini ove sono presenti colonie di piccioni che nidificano in sottotetti, torri, edifici abbandonati, campanili, soffitte finestrate, ecc.. Quando le popolazioni di zecche diventano numerose o quando vengono allontanati i volatili le zecche non avendo più disponibilità di ospiti si spostano dai nidi ove naturalmente risiedono e possono entrare all’interno delle sottostanti abitazioni e pungere l’uomo. Sono solifughe ed in genere effettuano il pasto durante le ore notturne quando gli ospiti, compreso l’uomo, dormono. Durante il giorno si rifugiano in anfratti e fessure. Oltre che per i parassiti in grado di trasmettere A.reflexus è nociva in quanto durante il pasto di sangue secerne tossine prodotte dalle ghiandole salivari nocive per l’uomo. L’ipersensibilità dovuta ad aggressioni continue può determinare reazioni, anche anafilattiche, molto gravi per l’uomo.
LE ZECCHE DURE A differenza degli Argasidi il dimorfismo sessuale degli Ixodidi è evidente grazie allo scudo dorsale che nei maschi copre tutto il corpo mentre nella femmina solo una piccola parte anteriormente. A questa famiglia appartiene la zecca del cane Rhipicephalus sanguineus. Rh.sanguineus è fortemente legata, soprattutto negli stadi immaturi (larve e ninfe), al cane ed è tipica degli ambienti circoscritti e chiusi in cui l’animale vive; per questo è meno frequente nei cani randagi rispetto a quelli che vengono mantenuti in ambienti recintati. Ma probabilmente la zecca che desta le maggiori preoccupazioni soprattutto nell’Italia del centro e del nord è Ixodes ricinus a volte comunemente chiamata zecca dei boschi o zecca del capriolo. E’ possibile essere attaccati da questa zecca durante passeggiate ed escursioni in campagna, collina e montagna (più frequente al di sotto di 1000 metri slm). I margini dei boschi, vicino ad arbusti, i bordi dei sentieri sono i luoghi in cui è più facile trovarla mentre è in attesa di compiere il pasto di sangue. Gli stadi immaturi per l’alimentazione sono legati in modo particolare a micromammiferi, mentre gli adulti si cibano soprattutto su grandi animali (caprioli, daini, ecc.). Esistono 2 picchi stagionali in cui si riscontrano popolazioni più consistenti che sono la primavera e la tarda estate, inizio autunno. In Europa I.ricinus è il vettore di Borrelia burgdorferi, una spirocheta che provoca la cosiddetta Malattia di Lyme. I primi sintomi di questa patologia, che in Italia sembra in aumento, sono a livello della cute, ma poi nel corso dei mesi provoca artriti, problemi cardiaci e neurologici. Particolare preoccupazione riveste anche una encefalite di origine virale (TBE) che questa zecca è in grado di trasmettere. indice
I parassiti del cane C'e un che di elegante nel portare a passeggio il proprio animale, come anche un che di imbarazzante. Tutti quelli che hanno un cane hanno di certo fatto esperienza di questa mescolanza di grazia e imbarazzo , pastori tedeschi o bassotti incedono con solennità ma si arrestano anche bruscamente più volte ad annusare gli escrementi di altri animali che incontrano sul proprio cammino. Ora, quasi tutti sanno che gli odori emanati dagli escrementi permettono ai nostri piccoli amici di riconoscersi e soprattutto di individuare le femmine nel periodo del calore. Ma on tutti sanno che alcuni cani arrivano ad ingerire le feci di altri cani o, addirittura, di gatti. La coprofagia , il cibarsi cioè di faci è un fenomeno diffuso nel comportamento animale e ne rispecchia il bisogno fisiologico di assumere batteri ed enzimi che anno parte della normale microflora intestinale. Se fossero lasciati i preda del loro naturale istinto, i cani, per soddisfare quest'aspetto della loro esistenza biologica, catturerebbero prede, le nasconderebbero per consumerle nell'arco di alcuni giorni. Chi ha un cane vuole tuttavia, forse semplicemente evitare l'imbarazzo di frequenti e brusche soste durante la passeggiata pomeridiana o serale.Come vuole che il proprio animale inceda con vigore e in perfetta salute . Per evitare la coprofagia, e i pericoli che le sono connessi, è ancora sufficiente somministrare lievito di birra , o, meglio ancora cibarlo con carni non del tutto fresche. In generale, occorre fare attenzione in quanto l'ingestione di feci può portare all' infestione di parassiti come i tricocefali, i coccidi, gli ascaridi, gli ancilostomi. Esistono altri parassiti, come ad es. l'Echinococco. La tenia di Echinococco, pericolosa anche per l'uomo, viene contratta dal cane mangiando carni infette per lo più fegato, polmone e frattaglie. L'uomo contrae questo parassita entrando in qualche modo in contatto con le feci dell'animale. L'echinococco è diagnosticabile nel cane solo con l'esame microscopico delle feci. La trasmissione di altri parassiti, come la tenia cucumerina avviene attraverso l'ingestione di pulci che fungono da ospiti intermedi. La diagnosi risulta dall'esame macroscopico delle feci dell'animale dove sono ben visibili, piccoli vermetti mobili di forma schiacciata . Sfatiamo ora un orientamento di molti medici che curano l'uomo i quali consigliano alle donne incinte di liberarsi del loro cane durante il periodo della gravidanza, perchè potrebbe trasmettergli la toxoplasmosi. La Toxoplasmosi viene contratta dal cane e dallo stesso uomo, a seguito dell'ingestione di alimenti inquinati da feci di gatto . Il gatto, infatti, è l'ospite definitivo del parassita, contrae il parassita ingerendo carni di bovino contenenti la cisti del toxoplasma ; le larve contenute in questa cisti, liberate nello stomaco del gatto, colonizzano l'intestino, dove diventano adulte e moltiplicandosi producono nuove larve che poi vengono eliminate attraverso le feci. Il cane ,il bovino o l'uomo , sono ospiti intermedi , per cui venendo a contatto con queste feci contraggono il parassita e le larve andranno a colonizzare i muscoli e sui quali si formeranno delle cisti . Se il cane il bovino o l'uomo è gravido la cisti si andrà a formare sulla parete dell 'utero provocando l'aborto. Da ciò si evince che : il cane non ha possibilità di trasmettere la toxoplamosi ma anzi come l'uomo ne è vittima. indice
Tra i parassiti, alcuni, vivono all'interno del corpo dell'ospite, altri all'esterno. Tra quelli interni i più comuni sono i cosiddetti "vermi". I danni che scatenano sono dovuti a diverse modalità di azione. "Sottrazione" delle sostanze nutritive: appare scontato che il parassita si nutra di quello che l'animale ha mangiato e digerito e che deve assimilare. Azione meccanica: per traumi nel punto di entrata del parassita, come l'anchilostoma, che può penetrare anche attraverso la pelle; la tenia, che si fissa con uncini e ventose; il distoma, che scava gallerie migrando nel corpo ospitante. Azione meccanica anche l'ostruzione vera e propria dell'intestino dovuta per esempio alla massa dei parassiti, il soffocamento dei cuccioli a opera di parassiti migrati dall'intestino allo stomaco e all'esofago, ridiscesi nella trachea e finiti nei polmoni, oppure giunti ai polmoni stessi per via linfatica o sanguigna. Azione tossica: provocata dal liquido secreto dai parassiti per evitare la coagulazione del sangue, o da altri liquidi contenuti nel loro corpo o nelle loro cisti. Azione infiammatoria: in quanto i parassiti possono preparare il terreno all'attecchimento dei germi patogeni o li iniettano addirittura. Azione debilitante: in quanto un organismo indebolito da qualunque causa diviene pi facilmente preda di malattie. Come si vede, i danni provocati dai parassiti sono molteplici (ed in taluni casi anche gravissimi); dovrà quindi essere posta una particolare cura per evitare ogni possibilità di infestazione, non permettendo, che il cane abbia contatti con le feci di altri animali e correggendo, le tendenze coprofaghe. Anche l'acqua inquinata e gli alimenti guasti potrebbero contenere svariati parassiti: somministreremo quindi al cane cibi freschi, in caso di dieta casalinga, curando particolarmente la pulizia dei recipienti che contengono l'acqua e il cibo. Le endoparassitosi possono essere chiamate anche elmintiasi. Queste sono molto comuni sia nel cane che nel gatto; esse sono sostenute da diverse specie di parassiti appartenenti sia ai nematelminti (vermi tondi) che ai platelminti (vermi piatti). Le infestazioni parassitarie, che sono diagnosticabili anche mediante esame microscopico delle feci, sono nella pratica sempre o quasi sempre accompagnate da un quadro clinico abbastanza complesso e difforme ma sempre riconducibile ad almeno uno dei seguenti sintomi: dimagramento, disturbi a carico dell'apparato gastro-enterico, turbe del sistema nervoso, sviluppo anormale del cucciolo, diarrea, anche ematica, disvitaminosi, anemia, diminuita resistenza alla fatica, predisposizione al rachitismo e alle malattie infettive. Nella pratica capita sovente di trovare soggetti con infestazioni multiple cioè, trovare la presenza di pi specie parassitarie sia appartenenti ai vermi piatti che ai vermi tondi che ad entrambi contemporaneamente. Risulta chiaro quanto possa essere grave e pericoloso, per l'animale, un quadro clinico in queste condizioni e quanto importante risulti una idonea terapia. La certezza si ha se si rinvengono vermi nelle feci o nel vomito. Per questo motivo sempre bene che il proprietario del cane lo osservi quando defeca. Questo controllo utile non solo per scoprire eventuali parassiti ma anche per osservare come sono formate le feci. Qualsiasi situazione che si discosta dalla normalità sarà motivo di allarme e di controllo da parte del nostro veterinario di fiducia. Per l'esame coprologico è sufficiente raccogliere una massa grande come una noce e farla esaminare dal nostro medico. Saranno scoperti così i parassiti e anche le loro uova. Se l'esame è negativo, ma rimane il dubbio, è consigliabile ripetere la prova dopo qualche giorno o una settimana. Descrivere tutto il ciclo biologico di questi parassiti sarebbe lungo quindi mi sono limitato a poche descrizioni generali, resta indiscussa la grande pericolosità di questi parassiti. indice I sintomi Come abbiamo visto sono i pi variabili anche da caso a caso e oltre a quelli sopra ricordati possiamo aggiungere: appetito insaziabile (il cane deve nutrire anche gli ospiti) o mancanza di appetito (l'intestino e lo stomaco potrebbero essere ingombri di parassiti), spesso vomito, mucose pallide, addirittura gli ascaridi possono dare, a volte, attacchi simili a quelli epilettici detti anche epilettiformi, pelo opaco, arruffato, irto, a volte il prurito all'ano per gli ossiuri, ecc. indice La profilassi La profilassi e la cura consistono nel rimuovere la causa quando possibile, nel disinfettare l'ambiente dove vive il cane, le mammelle della madre prima di dare il latte ai cuccioli. Una buona profilassi nell'ambiente dove vive il cane richiede: massima pulizia, asportare quotidianamente le feci, usare ciotole per l'acqua che non si possono rovesciare, lavare quotidianamente i recipienti dove mangia e dove beve, operare delle disinfezioni periodiche ambientali. Naturalmente, il tutto, è necessario eseguirlo con la supervisione del vostro veterinario di fiducia indice I platelminti (tipi di vermi) I platelminti sono vermi piatti, quasi sempre ermafroditi, il cui corpo composto da tanti segmenti, sempre pi grandi man mano che si allontanano dalla testa. L'adulto vive nell'intestino del cane, la forma larvale in altri animali. Hanno la bocca ma non l'ano, perchè le sostanze che prelevano dall'animale vengono interamente assorbite. indice A questo gruppo appartengono le tenie: tipico esempio la tenia-solium o verme solitario, che può "aggredire" anche l'uomo, mentre la larva parassitizza il maiale. La forma adulta lunga da 2 a 8 metri. Il capo, detto anche scolice, grande quanto una capocchia di spillo e munito di quattro ventose e due corone di uncini: con le prime si attacca all'intestino per succhiare, con i secondi rimane aggrappata. Alla testa fa seguito un colletto che produce sempre nuovi segmenti detti proglottidi dotati di testicoli e di ovaie. E' interessante notare che le aperture genitali delle proglottidi sono alternativamente a destra e a sinistra. Poichè il parassita molto lungo e ripiegato su s stesso, avviene la fecondazione dell'ovulo di una proglottide da parte degli spermatozoi di un'altra, cos che alla fine le proglottidi non sono altro che sacchetti pieni di uova fecondate. Queste vengono espulse con le feci e per terra si disgregano lasciando libere le uova. Se il maiale le mangia, da esse nasce la larva che attraverso vari percorsi dell'organismo si sparge annidandosi nei muscoli, alcune moriranno altre resteranno vive diventando un cisticerco. L'uomo che mangia questa carne assumerebbe anche il cisticerco che una volta arrivato nell'intestino si attacca alla mucosa e il processo ricomincia. Le tenie del cane hanno un ciclo simile, tra le pi importanti ricordiamo: la tenia saginata, detta inerme perchè senza uncini; la tenia marginata, che si può ritrovare nell'intestino tenue del cane (presenta uncini); la tenia cucumerina, detta anche difillidio canino, molto frequente; la tenia echinococco, agente di grave zoonosi (trasmissibile all'uomo); la tenia cenuro, lunga circa 50 cm., ecc. indice
Le Pulci del cane e del gatto
Introduzione: cosa sono le pulci. Dal punto di vista zoologico le pulci sono degli artropodi, più specificamente degli insetti che nel corso dell’evoluzione si sono adattati alla vita parassitaria perdendo l’attitudine al volo e sviluppando degli arti molto potenti che consentono di effettuare dei salti molto lunghi. Le pulci del cane e del gatto appartengono quasi sempre al genere Ctenocephalydes spp. pulce adulta
All’osservatore le pulci appaiono come degli animaletti neri o più spesso marroni che camminano e a volte saltano sul mantello dei nostri animali. A causa del loro colore è molto più frequente identificarle nei soggetti a pelo chiaro che in quelli scuri. Sul mantello degli animali infestati si vede inoltre un gran numero di puntini neri depositati sul pelo. Queste sono le feci delle pulci. Se vengono sciolte in acqua o strofinate su un foglio bianco assumeranno un colore chiaramente rosso, il colore del sangue dei nostri animali di cui le pulci si nutrono. Negli animali con infestazioni massive è facile riscontrare sia i parassiti che le loro feci. Negli animali con infestazioni limitate capita di non riuscire a identificare i parassiti e rinvenire solo le feci. I gatti inoltre con la loro attività di toelettatura sono in grado di ingerire oltre il 70% delle pulci che ospitano sul loro mantello, quindi anche in questo caso spesso e volentieri un esame del pelo metterà in evidenza solo le feci. Il ciclo biologico delle pulci ovvero come mai gli animali prendono le pulci:
Il ciclo biologico della pulce è diviso in una fase “a vita libera” e una fase parassitaria vera e propria. Comprendere il ciclo delle pulci è importante per capire come prevenirle e per sapere di cosa bisogna preoccuparsi e di cosa no. Le pulci adulte che vivono su un ospite si accoppiano tra di loro e le femmine producono le uova, queste vengono depositate sul mantello dell’animale e cadono successivamente a terra; il luogo dove queste uova si accumulano è logicamente quello in cui l’animale passa parecchio tempo, quindi il suo ricovero, la sua cuccia o l’angolo (all’aperto o in casa) che l’animale predilige per riposare. Una volta a terra le uova si schiudono liberando le larve che vivono a terra e trovano il loro ambiente ideale nei tessuti, nella moquette e nei tappeti. Le larve si nutrono degli escrementi delle pulci adulte che cadono dal mantello dell’ospite e di altri materiali organici. Dopo un certo periodo le larve mutano in pupe e successivamente in insetti adulti che possono resistere a digiuno per un breve periodo dopodichè devono salire sull’ospite (il cane o il gatto) per nutrirsi e riprodursi. pulce - ciclo biologico
Uova, larve e pupe sono molto difficili da eliminare con lavaggi e trattamenti insetticidi a causa della loro tendenza a “ripararsi” nelle fibre e nei tessuti. larva di pulce
pupe di pulce
Una pulce adulta vive sul suo ospite e lì muore, se una pulce adulta passa su un altro ospite (animale o uomo) muore senza riuscire a nutrirsi. Questa analisi del ciclo vitale della pulce ci fa capire come L’INFESTAZIONE AVVIENE SEMPRE A SEGUITO DELLA PERMANENZA DEL SOGGETTO IN UN AMBIENTE INFESTATO. Quindi non ci sono pericoli per chi ad esempio porta il cane a passeggio e questi ha contatti occasionali con altri cani in quanto le pulci adulte raramente passano da un ospite all’altro e non sopravvivono mai al passaggio.
Viceversa non è
raro che un animale trattato nei confronti delle pulci adulte che ha sul
mantello dopo qualche mese sia di nuovo infestato. Non è che il trattamento non
abbia funzionato, ma le larve che erano presenti nell’ambiente sono maturate e
sono risalite sull’ospite L’infestazione da pulci
Una volta salite sull’ospite le pulci si rivelano estremamente fastidiose e pericolose. I meccanismi attraverso i quali le pulci possono arrecare danno ai nostri animali sono tre: 1) Azione diretta: le pulci quando presenti in gran numero determinano prurito all’animale con tutte le sue conseguenze: perdita di pelo e lesioni cutanee; inoltre la presenza di notevoli quantità di pulci su animali molto giovani o denutriti può portare a deperimento l’animale sia per la sottrazione di sangue, sia perché il prurito può essere tale da impedire al soggetto di alimentarsi. 2) Reazione allergica: alcuni animali (sia cani che gatti) risultano allergici alla saliva delle pulci. Quando una pulce morde un soggetto allergico questi sviluppa un prurito importante soprattutto a livello dei fianchi, della regione lombare e sacrale e dell’interno delle cosce. L’animale spesso perde il pelo in queste regioni e sviluppa delle infezioni cutanee anche molto gravi. Questi animali raramente sono infestati da molte pulci ma d’altra parte basta una sola pulce per scatenare la reazione. 3) Trasmissione di malattie infettive o parassitarie: le pulci possono veicolare batteri e parassiti pericolosi per noi e per i nostri animali. Il parassita più frequente è la tenia del cane e del gatto il cui nome scientifico è Dypilidium caninum. Le uova della tenia sono veicolate dalle pulci e contagiano l’animale (e l’uomo) che ingerisce le pulci. Il gatto quindi è particolarmente predisposto a questo problema a causa del suo comportamento di toelettatura. QUANDO UN CANE O UN GATTO HANNO LA TENIA E’ FONDAMENTALE TRATTARLI SEMPRE ANCHE NEI CONFRONTI DELLE PULCI. Il controllo di questa malattia si ottiene con trattamenti antipulci regolari e ovviamente evitando di ingerire le pulci (insegnare ai bambini che bisogna sempre lavarsi le mani dopo aver giocato con un animale e MAI mettere le mani in bocca) Un’altra malattia nella cui trasmissione è implicata la pulce è la cosiddetta malattia da graffio del gatto causata da un microrganismo chiamato Bartonella henselae. Questa vive nel sangue del gatto e viene ingerita dalle pulci. Il gatto con le unghie sporche di feci delle pulci può trasmettere la malattia ai soggetti che graffia. Questa malattia nel gatto è quasi sempre inapparente (il gatto è portatore dell’agente ma non si ammala). Nell’uomo, soprattutto se affetto da disturbi a carico del sistema immunitario (AIDS,chemioterapia,trapianti d’organo) invece può manifestarsi con febbre, gonfiore nel punto di inoculo (il punto del graffio) e disturbi a carico dei vasi linfatici e dei linfonodi che drenano la regione coinvolta. Anche in questo caso la chiave della prevenzione è il trattamento sistematico contro le pulci. Il controllo dell’infestazione da pulci
Il controllo (in pratica il trattamento antipulci) deve essere mirato alla distruzione delle pulci adulte presenti sul nostro beniamino e a ridurre al minimo le possibilità che contragga nuove infestazioni. Il trattamento nei confronti delle pulci adulte viene effettuato tramite l’uso di prodotti antiparassitari che sono presenti in commercio sotto diverse forme. Shampoo e bagni medicati possono essere efficaci e in cani molto infestati sono validi per il rapido sollievo che possono dare nei confronti del prurito. I collari antipulci spesso sono delle soluzioni comode ma la loro efficacia tende a diminuire col tempo. Alcuni animali inoltre hanno lo spiacevole vizio di togliersi il collare e mangiarselo rischiando anche di intossicarsi. I prodotti sotto forma di spray (irrorare il pelo e poi massaggiarlo) o di spot-on (applicare il prodotto sulla cute tra le scapole dopo aver scostato il pelo) sono quelli che attualmente vanno per la maggiore. Esistono in commercio vari prodotti molto efficaci. E’ fondamentale rispettare le modalità d’uso (utilizzare una quantità di prodotto adeguata alla taglia dell’animale e mantenere gli intervalli prescritti tra le somministrazioni) . Esistono anche prodotti da somministrare per bocca o per iniezione. Questi prodotti possono essere utili in alcune situazioni particolari e vanno utilizzati dopo prescrizione del medico veterinario. Soggetti con pelo lungo o nodoso possono trarre giovamento dall’abbinamento tosatura+bagno+trattamento antipulci. Contestualmente al trattamento nei confronti delle pulci adulte bisogna trattare le patologie correlate (tenia,prurito,infezioni cutanee) quindi si consiglia caldamente una visita veterinaria per tutti i soggetti infestati dalle pulci o dalla tenia e si raccomanda di chiedere lumi e indicazioni sulla profilassi antipulci in occasione delle visite di routine per vaccinazioni o altro. Dopo avere eliminato le pulci adulte presenti sul nostro beniamino bisogna impedire che si infesti nuovamente e qui la faccenda si fa più complicata. Intanto se si possiede più di un animale E’ FONDAMENTALE TRATTARE TUTTI I SOGGETTI CONTEMPORANEAMENTE anche se alcuni potrebbero sembrare non infestati, abbiamo visto infatti come un mantello scuro o una pulizia adeguata può nascondere l’infestazione. Se ci sono cucce o ricoveri bisogna pulire molto a fondo, disinfestare con prodotti adeguati e laddove possibile distruggere coperte,plaid o altri accessori che possono fare da “nido” al uova, larve e pupe. La scelta degli insetticidi non deve essere casuale, i migliori risultati si ottengono con i cosiddetti “piretroidi microincapsulati” per cui vale la pena di informarsi (veterinario) prima di fare acquisti. Bisogna dire che seppure questi prodotti riducono notevolmente la carica infestante raramente riescono a eliminarla, quindi vanno sempre abbinati a trattamenti sull’animale. Chiaramente laddove ci sono concentrazioni di animali (canili,allevamenti e pensioni) il loro uso è un aiuto fondamentale per contenere al massimo il rischio di infestazione. Un’altra strada che in alcuni casi è possibile percorrere è quella che prevede la somministrazione agli animali di prodotti che inibiscono la schiusa delle uova e lo sviluppo delle larve di pulce (prodotti larvicidi). In pratica questi prodotti vengono somministrati all’animale, le pulci succhiando il sangue assumono questo prodotto e non muoiono ma iniziano a produrre uova sterili o uova da cui usciranno larve troppo deboli per sopravvivere. Lo scopo che si prefiggono questi prodotti (che vanno sempre adoperati in associazione con il trattamento tradizionale) è quello di ridurre gradatamente la popolazione di larve nell’ambiente e quindi il rischio di infestazione. Sebbene questi prodotti siano di libera vendita un loro efficace utilizzo non è così intuitivo come si potrebbe pensare e soprattutto non sono molti i casi in cui possibile applicarli con ragionevoli possibilità di successo. Quindi anche in questo caso è fondamentale sentire il parere del veterinario per evitare acquisiti inutili e sforzi vani. E’ giusto in chiusura sottolineare come a tutt’oggi il protocollo più efficace nei confronti delle pulci sia il trattamento sistematico di tutti gli animali conviventi ogni 40-60 giorni associato a una buona igiene ambientale. Quando andare dal veterinario:
Per quanto riguarda le pulci i motivi di visita veterinaria più frequenti sono i seguenti: . Presenza evidente di pulci adulte o delle loro feci sul mantello . Presenza di prurito, perdita di pelo o dermatite (possono anche avere cause diverse dalle pulci ma sicuramente meritano una visita) . Presenza nelle feci di proglottidi (segmenti) di tenia. Appaiono come degli esserini bianchi, grandi poco più di un chicco di riso,all’inizio quando sono freschi si muovono, poi seccano e diventano giallognoli. Possono anche fare capolino dall’ano dell’animale o essere presenti nelle immediate vicinanze. Inoltre a scopo preventivo si consiglia di chiedere consigli sulla profilassi antipulci in occasione dei controlli annuali, e in particolare . In caso di convivenza tra più animali o in caso di animali che condividono alcuni spazi con animali altrui o randagi (soprattutto gatti) . In caso di presenza in casa di bambini, anziani, ammalati o immunodepressi . Dopo l’acquisto o l’adozione di un cucciolo o di un animale adulto. FAQ: Ovvero a costo di essere ripetitivo rispondo a qualche domanda:
Caso 1. “Il veterinario mi ha detto che il mio cane (gatto) è allergico alle pulci. Ma non è vero, perché il mio cane (gatto) le pulci non le ha”
Questa è un’affermazione che ci sentiamo rivolgere spesso. La dermatite allergica da pulci spesso consegue al morso di una o poche pulci, e talvolta la pulce incriminata può essere morta, essere stata ingerita (soprattutto dal gatto) o semplicemente sfuggire all’osservazione. L’allergia al morso di pulce infatti si sviluppa quasi sempre in animali con infestazioni lievi. Quelli con infestazioni massive evidentemente non sono allergici, altrimenti morirebbero per lo shock.
Caso 2. “Perché devo fare il trattamento antipulci anche d’inverno?”
In alcuni casi, soprattutto negli animali che vivono in casa il trattamento antipulci deve essere effettuato tutto l’anno, perché le uova e le larve che normalmente si sviluppano solo a temperature primaverili/estive trovano negli ambienti tiepidi delle nostre case (e quindi dei ricoveri dei nostri animali) temperature di 15-20 gradi anche d’inverno.
Caso 3. “Al posto del trattamento con le fialette (o con lo spray) non posso usare un collare antipulci?”
Sì, ma ad alcune condizioni: 1) Utilizzare solo un prodotto sicuro, di un’azienda nota e presente da anni sul mercato (chiedere consiglio al veterinario). 2) Cambiare il collare con la frequenza indicata dal foglietto illustrativo. 3) Controllare che l’animale tolleri bene il collare e non manifesti reazioni negative né a livello generale né a livello della regione del collo. 4) Assicurarsi che il nostro amico non abbia il vizio di togliersi il collare e mangiarselo perché l’ingestione di un collare antipulci è molto pericolosa.
Caso 4. “Se porto il mio cane ai giardinetti e gioca con gli altri cani prende le pulci?” Caso 4 bis. “Se il bambino gioca col cane (gatto) prende le pulci?”
Il contatto tra animali (o tra uomo e animale) non causa il passaggio dell’infestazione da pulci perché le pulci adulte raramente abbandonano l’ospite e se lo abbandonano non sono in grado di infestarne un altro. IL CONTAGIO AVVIENE SOLO QUANDO UN SOGGETTO FREQUENTA UN AMBIENTE INFESTATO DA LARVE DI PULCE OVVERO IL RICOVERO DI UN ANIMALE CON LE PULCI. Il bambino quindi non rischia di prendere le pulci. Però se dopo aver giocato col cane o col gatto si mette le mani in bocca senza averle lavate può accidentalmente ingerire una pulce e quindi rischiare di prendere la tenia. indice
Displasia dell'anca
ed altre patologie articolari
Consiste in una incongruenza delle superfici articolari (la testa del femore e l'acetabolo, cavità dell'anca che deve accogliere la testa del femore), per cui si instaura una lassità articolare, responsabile dei segni clinici della malattia, fin dall'età precoce (dolore, zoppia, microfratture ed artrosi...). E' oramai noto che si tratti di una malattia su base genetica, ma che riconosce anche numerosi altri fattori, come la rapida crescita scheletrica non accompagnata da una adeguata massa muscolare, l'alimentazione , l'esercizio fisico, eventuali traumi. La diagnosi si basa sui dati anamnestici, sulla visita ortopedica e su studi radiografici. Essendo una patologia molto diffusa, progressiva e spesso dolorosa, è bene che tutti i soggetti di taglia medio-grande o gigante vengano sottoposti a controlli radiografici precoci, entro i 6 mesi di vita, per evidenziare la patologia articolare al suo esordio ed intervenire dove necessario. Le radiografie vanno fatte in anestesia generale, perchè sono necessari dei posizionamenti particolari dell'articolazione. Il trattamento verrà scelto in base al grado di displasia e all'età del paziente. Accanto alla terapia ambientale e nutrizionale, si effettua il trattamento chirurgico, che può andare dall'osteotomia correttiva (triplice osteotomia pelvica), per la correzione degli angoli articolari, alla protesi totale d'anca, con sostituzione totale delle porzioni articolari interessate. indice DISPLASIA DEL GOMITO Con questo termine, si comprendono numerose alterazioni dello sviluppo dell'articolazione del gomito, che conducono a manifestazioni intensamente dolorose e zoppie di vario grado Analogamente a quanto detto per quella dell'anca, la displasia del gomito è una patologia dell'articolazione, con alterazione delle superfici articolari; riconosce anche questa una base genetica, influenzata da diversi fattori ambientali, nutrizionali, traumi etc. Essendo estremamente varie le possibili alterazioni (anomalie dello sviluppo della cartilagine articolare, mancata unione o frammentazione dei processi articolari, lussazioni congenite etc.) sono richieste, oltre ad una approfondita visita ortopedica, radiografie della parte, in più proiezioni, in anestesia generale. I tipi di cani predisposti, sono sempre soggetti giovani di taglia media-grande o gigante. Pertanto in genere consigliamo di effettuare in una unica seduta anestesiologica, sia le radiografie per il controllo dell'anca che del gomito. Il trattamento è in relazione al tipo di lesione riscontrata; accanto alla terapia cosiddetta conservativa, quindi con moderato esercizio fisico, dieta controllata, si ha l'intervento chirurgico, che prevede un curettage della articolazione e rimozione degli eventuali frammenti articolari non saldatisi. indice
Sindrome Urologia Felina (FUS) Gli attacchi
convulsivi possono essere sporadici o continui e si possono presentare con o
senza perdita di coscienza da parte dell` animale, aumento della salivazione,
perdita della coordinazione dei movimenti, contrazioni muscolari e "movimenti di
pedalamento", perdita di feci e urine. Le cause possono essere molteplici:
Diabete
Mellito
L'
insufficienza renale nei piccoli animali
Uno dei problemi
di maggior urgenza nei cani é la torsione dello stomaco che a volte può
manifestarsi anche come semplice dilatazione acuta, è una patologia grave che
può portare il nostro amico a morte in breve tempo.
Gravidanza isterica
Si tratta di un'
affezione ossea, detta anche enostosi, che colpisce i cuccioli di grandi razze
tra i 3 e i 12 mesi di età. In 2 casi su 3 l' animale colpito è un maschio.
La
colite acuta del cane Il trattamento sarà essenzialmente sintomatico: 1) Se la causa
probabile è stata stimata essere un’indiscrezione alimentare, si tornerà
all’alimentazione precedente la sintomatologia; fonti varie dal web. indice
Ultimo aggiornamento: 11-12-07 |